Legambiente Calabria era presente nella sede del Consiglio regionale a Reggio Calabria, su invito del Partito Democratico, per un incontro pubblico sulla riapertura dell’inchiesta sulle navi a perdere e sulla scomparsa del capitano di Fregata Natale De Grazia che a quella storia è fortemente connessa.

Una vicenda su cui occorre avere il coraggio di diradare le nebbie che per troppi anni hanno avvolto questa vicenda.

Nel corso degli anni, Legambiente non si è mai fermata nella richiesta di verità e giustizia: un percorso iniziato negli anni ’90, quando cominciavano ad essere evidenti i traffici di rifiuti anche tossici tra Nord e Sud ed in Calabria la ’ndrangheta iniziava ad accumulare immense fortune inquinando territori anche per l’assenza della parola ambiente nel codice penale. Un vuoto normativo che sarà colmato solo molti anni dopo.

A presentare la prima proposta di legge per l’istituzione di una Commissione d’inchiesta sui traffici illegali di rifiuti, nel 1994, è Massimo Scalia, storico dirigente di Legambiente.

Sempre nel 1994 sono Enrico Fontana, oggi responsabile dell’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente, e Nuccio Barillà, all’epoca referente regionale dell’associazione, a presentare un esposto alla Procura di Reggio – nello specifico al sostituto Francesco Neri – sull’incrocio di traffici illeciti di rifiuti radioattivi via terra e via mare.

Stando alle informazioni, quantitativi imprecisati venivano trasportati con grossi Tir ed interrati in discariche illegali ricavate in cave naturali o in anfratti, seguendo traffici che avvenivano anche via mare.

Anche da quella denuncia nascono le indagini sul traffico di rifiuti tossici e radioattivi e sulle navi affondate nel Mar Mediterraneo.

In un documento del 2001 della Direzione Investigativa Antimafia, si parla della scomparsa, tra il 1995 e il 2000, nei mari del mondo di ben 637 navi.

Sui numeri delle navi affondate nel Mar Mediterraneo non vi è alcuna certezza.

Secondo alcune fonti sarebbero 52 nel Mediterraneo, secondo altre fonti sarebbero 55, secondo la Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti della XIII legislatura sarebbero invece 39, inabissate tra il 1979 e il 1995.

Tra queste, la Rigel, affondata nel 1987 al largo di Capo Spartivento, in provincia di Reggio Calabria.

Altre navi affondate in maniera sospetta sono la Nicos 1, la Mikigan, la Four Star I, la Anni, la Rosso (spiaggiata ad Amantea), la Alessandro I, la Marco Polo e la Korabi Durres.

Legambiente, comparando varie fonti, ha contato almeno 88 navi che giacciono nei nostri fondali.

Ora la Commissione parlamentare di inchiesta ha avviato un nuovo filone d’indagine sulla morte del Capitano Natale De Grazia e sul fenomeno delle navi dei veleni, anche sulla base delle richieste puntuali fatte da Legambiente e dell’impegno preso e mantenuto dall’on. Sandro Ruotolo e dall’on. Nicola Irto in occasione degli eventi per commemorare la memoria del Capitano De Grazia organizzati da Legambiente nel dicembre 2025.

Attraverso questa sinergia la vicenda è arrivata per la prima volta anche nel cuore dell’Europa lo scorso 18 marzo, con la presentazione a Bruxelles, presso il Parlamento Europeo, di sei proposte concrete alla Commissione e al Parlamento UE.

Legambiente, in collaborazione con Andrea Carnì dell’Università degli Studi di Milano, autore di studi e ricerche sul caso delle “navi a perdere” e sulla morte del Capitano De Grazia, ha elaborato un’analisi della documentazione disponibile per quanto riguarda gli affondamenti sospetti nel Mediterraneo, anche per consentire una valutazione di carattere economico delle risorse necessarie per realizzare, sulla base delle tecnologie oggi disponibili, un’approfondita attività di ricerca e analisi, al fine di individuare gli eventuali relitti, verificare la presenza o meno di rifiuti, sviluppare le ulteriori ricerche o, in caso negativo, rassicurare finalmente, sulla base di tutti i necessari approfondimenti, le popolazioni delle coste calabresi maggiormente interessate dalla vicenda.

Chiediamo, dopo tanti, troppi anni di insostenibile opacità, che si proceda con determinazione perché la verità non è solo doverosa per la memoria del Capitano De Grazia: è importante per colpire un sistema criminale nel quale le ecomafie – a partire dalla ’ndrangheta – fanno affari d’oro con un ruolo di primo piano nei reati ambientali, spiccando proprio nel ciclo dei rifiuti.

Legambiente continuerà a chiedere verità e giustizia.

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