
Tra gli anni ’80 e ’90 si registrano decine di casi su cui indagare in maniera approfondita: 23 solo al largo della Calabria tra il 1987 e il 1993, come risulta dagli atti acquisiti dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sull’illegalità nel ciclo dei rifiuti; 80 quelli che abbiamo mappato tra il 1979 e il 2000.
Ma non si tratta solo di numeri: parliamo di sostanze pericolose, di possibili rischi per l’ambiente marino e per la nostra salute.
Eppure, ancora oggi, troppe domande restano senza risposta.
Da oltre 30 anni chiediamo verità.
E continuiamo a farlo anche nel nome del Capitano di Fregata Natale De Grazia, morto nel 1995 mentre indagava proprio su queste navi.
Una vicenda che non può restare senza giustizia.
Oggi, per la prima volta, portiamo questa battaglia anche in Europa con l’iniziativa, “Ships of Shame and Poison Ships – The role of the European Union in investigating hazardous and radioactive waste in the Mediterranean”, che abbiamo promosso insieme all’eurodeputato Sandro Ruotolo.
Chiediamo più trasparenza, nuove indagini sui fondali, collaborazione tra istituzioni e organismi internazionali per fare finalmente chiarezza.
Perché questa non è solo una storia del passato.
Le “navi dei veleni” rappresentano ancora oggi una vicenda da chiarire fino in fondo, anche per escludere in maniera certa eventuali rischi.
Il Mediterraneo ha diritto alla verità.
E noi continueremo a chiederla.
