Legambiente Calabria esprime il proprio plauso alle Procure della Repubblica, alle Forze dell’Ordine, alle Guardie costiere ed alle Capitanerie di Porto per i controlli ambientali effettuati nelle varie province calabresi che, in diversi casi, a seguito del riscontro di forti irregolarità, hanno portato al sequestro delle aziende.

Le logiche criminali sottese agli sversamenti illeciti di diverso tipo, comportano, infatti, gravi problemi di inquinamento delle acque, del suolo e dell’aria incidendo su tutte le specie viventi e pregiudicando la salute umana. Si tratta di scarichi illegali che spesso partono dall’entroterra, interessando corsi d’acqua e canali arrivando anche a contaminare le acque del mare.
Una problematica grave e dai profili complessi, oggetto di alcune campagne di Legambiente che hanno proprio l’obiettivo di individuare le criticità affinchè si trovino soluzioni in sinergia con Arpacal e con tutti gli altri attori istituzionali dalla Regione ai Comuni.
Sempre in materia di agricoltura, ad esempio, la scorsa estate, alcune ordinanze sindacali, poi revocate, con riferimento alla coltivazione intensiva della cipolla rossa, avevano disposto il divieto all’uso, deposito e spargimento di fertilizzanti chimici, diserbanti, pesticidi, liquami o altri materiali potenzialmente inquinanti, stabilendo un limite di distanza da pozzi idrici, corsi d’acqua naturali e sorgenti naturali e fonti d’acqua potabile, nei fondi agricoli confinanti con il mare, lungo la fascia costiera.
Le ordinanze avevano avuto il merito di avere acceso i riflettori sull’utilizzo di fitofarmaci nocivi in aree sensibili poiché le norme in vigore prevedono già che l’utilizzo di prodotti fitosanitari debba rispettare distanze di sicurezza e l’obbligatorietà di affiggere cartelli informativi per segnalare l’area trattata con pratiche il cui utilizzo puo’ causare la contaminazione delle acque.
Il collegamento tra l’inquinamento delle acque e la scorretta gestione di attività agricole (oltre che industriali) è stato oggetto anche delle indagini di alcune Procure della Repubblica calabresi.
Nonostante il rigore della normativa sia europea che nazionale i controlli reali, si tratti di attività olearie o agricole di tipo diverso non sono, purtroppo, spesso, all’altezza della legislazione.
L’azione delle Forze dell’Ordine, delle Capitanerie e della Magistratura è continua e grazie alla legge cd. sugli ecoreati, la n. 68/2015 che ha previsto delitti come l’inquinamento ambientale o il disastro ambientale si riesce spesso ad arrivare alla punizione dei responsabili ma è indispensabile, per l’ambiente e per la salute, agire in forma preventiva.
Chiediamo quindi che l’ Arpacal effettui campagne di monitoraggio continuative sui corsi d’acqua calabresi e che renda noti i risultati dei controlli eseguiti sulla qualità di acqua, aria, suolo e sulla concentrazione di sostanze inquinanti oltre i limiti di legge.
Oltre al monitoraggio delle acque fluviali, Legambiente propone anche attività formative sul pericolo dell’inquinamento ambientale per far comprendere alle imprese ed ai cittadini le delicate connessioni che sussistono all’interno di un ecosistema, come interferiscano i comportamenti umani e quali siano gli effetti delle azioni negative sulla vita di ogni giorno.
Legambiente Calabria
La presidente Anna Parretta
